Dall’autrice Premio Nobel, un romanzo che è “una candela accesa negli abissi dell’anima umana”
Due amiche lontane, un lugubre sogno e un viaggio che diventa la discesa nell’inferno di una delle pagine più atroci nella storia della Corea.
Dopo la fine del suo matrimonio, la scrittrice Gyeong-ha scelto di isolarsi. Ora vive in solitudine, perseguitata da un sogno: una distesa di tronchi neri e spogli immersi in un gelido paesaggio invernale. Un giorno l’amica In-seon, documentarista che da Seul si è trasferita nell’isola di Jeju, la chiama: si trova bloccata in ospedale e ha bisogno che Gyeong-ha raggiunga l’isola per dare da bere al suo pappagallo, che altrimenti morirebbe. Gyeong-ha parte senza esitare, ma giunta sull’isola trova una tempesta di neve e si smarrisce lungo un sentiero che la sprofonda in un inferno: nel baratro del massacro che tra il 1948 e il 1949 vide l’uccisione di circa 30 mila civili. Una pagina drammatica della storia coreana, che Han Kang rievoca tra sogno e realtà con la sua intensa prosa poetica.
Han Kang, scrittrice sudcoreana nata nel 1970, è divenuta famosa dopo aver ottenuto nel 2016 il Man Booker International Prize per La vegetariana (2016). Tra le sue opere ricordiamo Atti umani, Convalescenza e L’ora di greco. Nel 2024 è stata insignita del Premio Nobel per la letteratura.
“Una scrittrice superiore”.
Deborah Levy
«Non dico addio è probabilmente il romanzo migliore della scrittrice coreana da quando ha esordito, a metà degli anni Novanta».
Le Monde